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“Untitled13”  ” Untitled12”  “ Untitled20” “Untitled17” “Baudelaire” “Untitled19”
“Untitled13”
80x120
 ” Untitled12”
80x120
 “ Untitled20”
70x80
“Untitled17”
70x120
“Baudelaire”
60x120
“Untitled19”
90x80
“ Untitled10” “Untitled14”  “ Untitled15”  “ Untitled16” “Untitled18”  “Untitled21”
“ Untitled10”
90x90
“Untitled14”
90x90
 “ Untitled15”
80x120
 “ Untitled16”
80x70
“Untitled18”
80x120
 “Untitled21”
80x120
“ Untitled11”          
“ Untitled11”
60x60
 
 
     


Quadri esposti nella Personale: “Compression”

2003

Galleria d’ Arte Moderna, 7-28 Maggio
Via Crispi , 31
80122 Napoli, Italia

Tecnica Mista: Olio ed Acrilico su tela

Testo critico di Glenda Cinquegrana, IULM, Milano:

La parola “compressione”, secondo quanto ci suggerisce il vocabolario della lingua italiana, dimostra di essere non un titolo casuale, ma vero e proprio leit motiv che ci guida e ci aiuta nella risoluzione del mistero Marina Iorio artista.
La pittura è per la Iorio spazio di decompressione: è lotta contro l’ afasia in cui ci imprigiona il quotidiano. L’arte vissuta ai tempi di oggi è un doveroso tentativo di scrollarsi di dosso la banalità dell’ essere per recuperare l’ unicità del proprio io, laddove la società post-moderna post-industriale ci rigetta nello spazio della mediocrità, che è quello in cui tutto è già stato comunicato, riprodotto, consumato.
Ma non solo. La pittura è una liberatoria forma di espressione vs. la compressione esercitata dalle sindromi, dalle patologie dell’ infanzia che ineriscono al livello della superficie della coscienza o meglio dell’ incoscienza, e quindi della vita reale. La pittura ha la funzione catartica di portare in superficie i simboli visivi, che rivisti alla luce della ricerca artistica perdono la loro temibilità. Dove le angosce, piuttosto che ricondursi alla dimensione dell’ io individuale, si traspongono consapevolmente – o inconsapevolmente – sulla dimensione dell’ io collettivo. I quadri nascondono la paura della morte, dell’ indifferenza, della guerra come in “Untitled 20” (vedi sotto), della malattia. La Iorio, come donna di oggi , riflette ed esprime il senso di ansia dell’ essere uomini - o meglio donne - nel mondo.
Ma se si può spiegare l’ arte della Iorio utilizzando le classiche argomentazioni da critici di professione – da quella dell’ arte come evasione dal banale, a quello della catarsi psicologica - si trascurano le qualità di una pittura che gioca smaliziatamene con un’abile mistione dei mezzi pittorici e con i segnali visivi.
La pittura della Iorio gioca con il colore librato nelle tonalità più alte: vette di rosso vermiglio e blu oltremare.
La tavolozza, su cui si incontrano le influenze visuali del mondo delle ossessive tecnologie di comunicazione, vede il colore in qualità cromatiche intense ed oltraggiose. La ricerca sul colore non è esercizio di destrezza: il lavoro sulla materia cromatica è vissuto dall’artista come atto di coraggio, che unisce caparbietà – estetica – a volitività immaginativa e morale.
Alla ricerca sul colore la Iorio affianca la singolare sintesi espressiva, che quando procede sui segnali visivi per via di compressione di significato, li priva dell’aggressività comunicativa: lo spazio pittorico diventa icona di pura, fragile, umana bellezza.


“Untitled 20”
L’apoteosi della follia distruttiva umana : La Guerra
La figura arcaica al centro del dipinto, simboleggia l’ umanità dall’ antichità ad oggi.
La testa rimanda ad un antico guerriero greco, il braccio trasformato in lancia, richiama i crociati, l’ intera figura è all’ interno di un proiettile di metallo, simboleggiante l’ uomo attuale rinchiuso nel suo potenziale distruttivo dovuto alle nuove armi. La figura è rappresentata con la testa china ( rappresentando così l’abiuro alla razionalità), nell’ azione di voler raggiungere un bersaglio, tale bersaglio è raggiunto con la penetrazione del proiettile (triangolo metallico) nella sottile superficie verticale (simbolo della linea che divide la vita dalla morte). L’ impatto rompe la superficie in tanti frammenti (come la lacerazione delle nostre coscienze di fronte a recenti eventi di guerra e morte) senza possibilità di ritorno.
L’ uso dei colori freddi e delle forme geometriche, è scelto per creare, evitando elementi retorici, una tensione drammatica tra movimenti dinamici e statici. 


Rassegna Stampa

 

© Marina Iorio 2005