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Please see also articles and interviews related to exhibitions and press:

Glenda Cinquegrana IULM Milano, Critic text in “Compression”


Antonio Grieco, critico, dalla presentazione alla mostra “Vivere l'arte nel tempo globale, Artisti Emergenti in Mostra”

…Diversa è la poetica di Marina lorio. Il rapporto colore-linea-segno è il tema fondante della sua ricerca. Attraverso forme e colori allo stato puro - soprattutto i bleu, i rossi, i bianchi - l'artista costruisce immagini essenziali, trasparenti, sintesi percettiva di visione e decorazione che rinvia in qualche modo all'esperienza matissiana. L'andamento sinuoso delle forme che si dispongono nello spazio della tela manifesta poi un lieve ed elegante ritmo musicale. Sembra alludere ad un'armonia, ad una dimensione estetica oltre lo spazio virtuale dell'immagine….


Rosario Pinto, storico e critico dell’ arte, dalla presentazione della mostra “ Ricordando Gaber con le arti visive”

..Marina Iorio produce una pittura a campiture morbide e sinuose in cui l’intenzionalità figurativa si compone in sottili orditi di allusioni al limite del simbolismo. Ciò che sembra prodursi è, insomma, una sorta di articolazione di silhouettes spigliate..


Daniela Ricci jounalist: in “IL MATTINO” , Tuesday 3 June, 2003, p.35

Compressione di Marina Iorio
Compressione è il significativo titolo della mostra di Marina Iorio che si è inaugurata negli spazi della Galleria d’Arte Moderna in via Crispi 31, Napoli. La giovane esordiente napoletana nei suoi lavori prende a bersaglio l’ ansia che è ritratto della nostra modernità, trovando nella pittura lo spazio per la decompressione. Con colori puri, blu, rossi e gialli ed intensi cromatismi la Iorio evoca l’ angoscia di essere donna nella società post-industriale con i suoi rapporti falsi e mediocri. E l’ artista, con segnali visivi come onde energetiche per una liberazione catartica e figure di donne spersonalizzate che si sdoppiano senza poter comunicare avvolte in involucri come uteri, suscita emozioni profonde, con il turbinio delle forme e l’ incessante trapassare dell’ una nell’ altra. Il tutto reso con singolare sintesi espressiva e leggera fattura pittorica per tradurre una tempesta emotiva fronteggiata con la magia dell’ immaginazione. Mentre dunque la parola compressione è il leit- motive che ci aiuta capire il mistero dell’ artista, l’ arte diventa forma liberatoria per tentare di recuperare una propria identità.


Adelinda Allegretti: Art critic and journalist of TORINOCRONACA.
Critic of “Pangea” in www.exibart.com May 2004

Sfruttata per le ricchezze del sottosuolo, straziata da guerre civili e carestie, falcidiata da epidemie e mancanza di acqua eppure per certi versi l’Africa è considerata, nel nostro immaginario collettivo di occidentali, più una terra paradisiaca dalla natura ancora incontaminata che un continente che continua ad implodere e a ricacciarsi tra le viscere milioni di morti ogni anno. Le denunce da parte di associazioni umanitarie spesso rimangono isolate, solo una goccia nel mare di informazioni che quotidianamente i mass media ci propinano e di certo insufficienti a scuotere la coscienza. Ma quando poi accade di vedere con i propri occhi, o attraverso i testi scritti della nuova generazione italo-africana, difficilmente si rimane emotivamente estranei a tanta bellezza e ad altrettanto dolore.
È da questo contrastante stato d’animo che prende le mosse la recente ricerca artistica di Marina Iorio, che scevra da pregiudizi si trasforma in testimone di drammi e speranze, di bellezza e morte.
Tutti i lavori appositamente selezionati ed in parte eseguiti per questa prima mostra milanese hanno nel forte ed immediato impatto cromatico la principale caratteristica. Al nero si accompagnano rossi, gialli, azzurri e verdi altrettanto decisi in cui, ad eccezione di alcune tele, le larghe campiture tendono ad annullare qualsivoglia sfumatura cromatica, lasciando che siano la semplicità e l’immediatezza delle forme a catturare lo sguardo dello spettatore.
Eppure pochi tratti in questo caso fanno più di un intero reportage, tanto che bastano due silhouette femminili di profilo, poste una accanto all’altra, ed un lieve spostamento del rigonfiamento del ventre per evidenziare come sia sottile il divario tra la vita e la morte, tra l’essere incinta ed il morire di fame, tra il dare alla luce un figlio e la consapevolezza che questo non sopravvivrà alla madre. Allo stesso modo altrove quelle che sembrano le silhouette di due bambini non sono altro che un piccolo e l’ombra della morte, incombente compagna.
Ed ancora: l’elegante silhouette di una giraffa risveglia in noi l’idea di una terra lontana da quel progresso che tutto fagocita, di un habitat incontaminato in cui gli animali ancora vivono allo stato selvaggio. Ma ci sono delle impronte, lievi, che quasi svaniscono in quel mare di verde (petrolio!) che avvolge la figura. Ed a ben guardare, pur susseguendosi una all’altra, sono lasciate dallo stesso piede, a simboleggiare un’Africa claudicante, che si trascina a stento -pur o indirettamente- per colpa di quel mare di petrolio di cui è ricco il sottosuolo. Eppure rimane viva la speranza nella linea sinuosa di una donna (matafora dell’ Africa) che, sebbene immersa in un rosso sangue, volge lo sguardo fiduciosa verso il futuro.
L’intera produzione pittorica della Iorio si carica di precisi e profondi significati simbolici, di cui la scelta del colore, come pure l’essenzialità delle forme, si fanno straordinari interpreti.


 

© Marina Iorio 2005